Della Crisi

L’uomo del pane

A volte penso ai nostri genitori, ai nostri nonni; a tutta quelle persone che hanno vissuto le difficoltà del dopoguerra e della guerra.

Mio nonno mi raccontava che, al tempo della Seconda Guerra Mondiale lavorava nelle cucine e che lo chiamavano l’uomo del pane. Questo solo perché durante la guerra faceva di tutto per portare fuori dalla caserma il pane avanzato e distribuirlo alla gente del posto vicino.

Ma mi ha raccontato anche della sua fame, delle sue difficoltà; quelle vere; quelle che solo la guerra sa farti conoscere.

Mi ha raccontato che non si gettava via nulla. Anche gli scarti che sembravano più inutili potevano servire per produrre le sedie, o alla peggio, come combustibile.

Mi ha raccontato che i denti, durante la guerra, ce li si strappava da soli, perché non c’era un dentista e anche se ci fosse stato non se lo sarebbero potuto permettere.

Mi ha raccontato tante storie, belle e meno belle.

Ricordo le feste, ed in particolare le vigilie di Natale passate da lui, che coincidevano con il suo compleanno. Anche quando l’ho conosciuto io, non aveva grandi possibilità. Ma tutto quello che aveva me lo offriva. E tutto quello che aveva lo ricavava lui con le sue mani dalla terra, o scambiando con gli altri ciò che produceva o raccoglieva.

Ricordo bene l’odore delle pigne scelte da lui nei boschi; ed il sapore dei pinoli ricavate da queste e cotti nel camino; anche la legna che ardeva nel fuoco era raccolta da lui. Ricordo che parlava sempre con grande rispetto dei boschi e che sottolineava la cura con cui si faceva la legna, attento a tagliare solo i rami più secchi, quelli di cui l’albero si sarebbe dovuto alleggerire.

Ricordo tante altre storie, tanti altri comportamenti, ma più di tutto ricordo che aveva un suo codice etico, anche nelle sue contraddizioni e nei suoi errori, per il quale non avrebbe mai lasciato senza aiuto una persona in difficoltà.

Oggi ci parlano di recessione e ci mettono paura. Ma nessuno di noi si trova più di fronte a simili difficoltà, restrizioni. E se mi fermassi a scavare più indietro nel tempo, sarebbero o ci sembrerebbero ancor più ardue. Perciò, non ci facciamo spaventare da chi vuole che il progresso, quello vero, quello delle idee, si fermi; da chi, in nome di difficoltà che non ha mai conosciuto, vuole frenare i sogni dei nostri giovani.

Parlo dei sogni intesi come proiezioni di noi nel futuro, dei sogni che raccontano delle realizzazioni di ognuno di noi.

I sogni fanno paura, perché la realizzazione di essi comporta grandi cambiamenti e l’uomo ha paura dei cambiamenti.

I giovani fanno paura, in quanto sognatori e perché rappresentano qualcosa o qualcuno di inarrivabile; un adulto non può più tornare giovane ed invidia la posizione in cui un giovane si trova; e la ostacola.

Non fermate i vostri sogni. Sono l’unica salvezza. Serve a non far ripetere la storia. Serve a fare la nuova storia, anche quella piccola di una sola persona. Non li fermati che siate giovani o meno giovani.

Ad esempio, Il sogno di mio nonno era quello di poter imbandire la tavola delle feste ed offrire ai propri figli e nipoti tutto ciò che serviva ed anche più. Lo ha realizzato. Da dove è partito è stato un grande sogno da realizzare; qualcuno, al suo posto, non sarebbe riuscito a realizzare nemmeno una famiglia. Noi possiamo sognare molto più in grande; ognuno di noi. Non ho mai avuto un grande rapporto con mio nonno, era sempre serio, ogni parola che scandiva pesava come un macigno, sembrava che fosse sempre arrabbiato. Ma chi avrebbe mai potuto insegnarmi così tanto?

Dedicato a tutti quegli uomini che, anche inconsapevolmente, ci hanno permesso di vivere in un tempo migliore di quello che hanno vissuto loro.

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3 thoughts on “L’uomo del pane

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