Della libertà, Delle Donne, Pensieri

Per Amore soltanto per Amore

Credo in Dio;

Credo in Gesù Cristo, figlio di Dio;

Credo nella Chiesa, ma …

Non credo nelle Leggi che essa proclama;

Non credo nel Giudizio fermo che essa decreta;

Non credo nella Morale che essa detta.

 

Occorre fermamente che la Chiesa si faccia portavoce vera del messaggio del Cristo, suo ispiratore. Ce n’è davvero bisogno. A 2000 anni dalla sua storia, dalla sua vita, dalla sua nascita è estremamente necessario che la Chiesa riaffermi il pensiero di Cristo, suo Padre Filosofo e Pensatore.

Il passaggio di Cristo sulla terra non ha lasciato nessuno indifferente: cattolici, atei, rappresentanti e credenti di altre religioni, filosofi e così via.

La Carta sui diritti dell’Umanità, la lotta alla Schiavitù, il Socialismo, ma anche tutti i pensieri di solidarietà che esprimiamo ormai tutti i giorni, il nostro modo di pensare e di agire, il nostro quotidiano è condizionato dal passaggio di Gesù. Questo è incontrovertibile. Nessuno mai ha influito come lui. Buddha, Maometto, Mao, tutti i grandi uomini e pensatori di altre dottrine religiose e no, che pure hanno elargito insegnamenti e condizionato interi popoli, non hanno lasciato un segno così forte ed indelebile del loro passaggio come quello che ha solcato la vita di Cristo.

Ma la Chiesa, fondata nel suo nome, è del tutto distaccata dal significato della sua parola, delle sue parabole:

Mentre Lui evita il linciaggio di un’adultera, facendo leva sull’arbitrio in quel momento libero degli astanti, la Chiesa emana giudizi sulla sessualità e sui comportamenti sessuali.

Mentre Lui invita Lazzaro a rialzarsi, sconfiggendo la debolezza che bloccava il suo corpo, la Chiesa si rifiuta di celebrare i funerali a chi decide di togliersi la vita a causa di quella stessa debolezza.

Mentre Lui peregrina in nome di Dio in compagnia dei suoi discepoli, la Chiesa rimane ferma, immobile nelle sue luccicanti chiese.

Mentre Lui non parla mai del sesso, ma profonde Amore, la Chiesa per imbrigliare il sesso (ma evitando ipocritamente di parlarne anch’essa) decreta di poter regolamentare in un unico stereotipo l’Amore.

Mentre Lui porta con sé la Maddalena alla pari degli altri discepoli, la Chiesa relega la donna ad un ruolo comprimario.

Mentre Lui parla d’Amore ed in nome di questo si sacrifica consegandosi alla Legge di allora, oggi la Chiesa pretende di essere la Legge di oggi e sacrificare qualcuno in nome dell’Amore.

Mentre lui, in gesto di grande umiltà e dinnanzi al cugino Giovanni, si pente dei suoi peccati e abbassa il capo per farsi battezzare, il Capo della nostra Chiesa, seduto sul suo trono d’oro, declama con vigore la Verità.

Ahi come somiglia questa Chiesa al Sinodo che lo ha giudicato. Ahi come somiglia questa Chiesa al Dio danaro che lui ha sempre chiesto di abbandonare.

Amore, libero arbitrio, umiltà. Nessun giudizio . Questo Gesù ha predicato.

E questo la Chiesa deve tornare ad insegnare, perché è il ruolo che naturalmente le appartiene. E’ necessario.

E’ necessario per evitare e combattere qualsiasi fondamentalismo, sia esso religioso, socialista, razzista e antirazzista, sessista o sesso liberista, politico o anarchico, economico o ambientalista. Perché la diversità è un valore.

Perché se l’ignoranza è un male, anche la cultura come unico paradigma lo è.

Perché se il fanatismo religioso è un male, anche l’estremismo ateo lo è.

Perché se il maschilismo è un male, anche il fanatismo del femminismo lo è.

Perché se la cattiveria è un male, anche l’ipocrisia del buonismo lo è.

Io ho bisogno, tutti noi abbiamo bisogno, che qualcuno ci parli di umiltà, che qualcuno racconti senza retorica dell’Amore (per gli altri, ma anche e soprattutto per se stesso), che qualcuno ci riporti alla ragione, facendo leva sul nostro arbitrio e non per nome e conto di leggi divine imposte.

La Chiesa deve cambiare, perché non c’è una seconda volta. Non nascerà un nuovo Cristo che si lascerà giudicare dal Sinodo di oggi, giustiziare dal popolo e con la resurrezione ridare splendore al messaggio di Dio. Non servirebbe, non cambierebbe nulla.

Non è del miracolo che abbiamo bisogno, ma dell’accettazione della nostra condizione.

Non è della preghiera che abbiamo bisogno in quanto tale, ma di inginocchiarci in atto di umiltà.

 

Viviamo, balliamo, cantiamo, giochiamo, gioiamoci del bello, godiamo del buono. E lasceremo che anche gli altri lo facciano.

Ama il prossimo tuo come te stesso.

Non solo il prossimo tuo, sarebbe mortificazione.

Non solo te stesso, sarebbe solitudine.

 

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