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Le forme del male

Non ci è sempre data la possibilità di distinguere tra il bene e il male. Talvolta non c’è veramente il modo di mettere una linea oggettiva tra ciò che è bene e ciò che è male. La lavagna dei buoni e cattivi non conterrà mai gli stessi nomi se riempita da persone diverse, o addirittura dalla stessa persona in momenti diversi. Stati d’animo, opinioni, conoscenza, maturità e moralità di chi sceglie, cambiano nel tempo così rapidamente da non essere in grado nemmeno noi stessi di avere un parere certo. Se poi, una vasta cerchia di opinioni più o meno autorevoli tentano di spostare il metro del giudizio, sicuramente ne saremo influenzati. Siamo tutti i giorni condizionati dai messaggi pubblicitari, dai vagheggiamenti dei politici, dagli opinionisti da bar, che tendono a omologare i pareri, spostando la bilancia del giudizio. Le forme del male che oggi ci circondano sono innumerevoli e tutte vendute (perché di vendita si tratta sempre) come fossero quello che ci serve proprio in quel momento. Il serpente riuscì a convincere Eva a mangiar la mela, l’unico frutto che non doveva essere mangiato. Questo le è costato la perdita dell’Eden e la maledizione a vivere una vita fatta di dolori e problemi, alla continua ricerca della felicità, almeno per chi ha tempo e forza per mettersi alla ricerca. Io vivo in una città meravigliosa; storicamente gloriosa capitale della Magna Grecia; territorialmente unica, bagnata da due mari e il cui centro storico è una meravigliosa isola collegata alla città solo da due ponti; amabile per la bellezza dei colori del nostro mare e dei nostri arenili; rinomata per la qualità dei propri allevamenti e per le proprie coltivazioni, per i propri vini, per aver inventato la coltura dei mitili. Poi, un giorno, ci hanno detto che avevamo bisogno della Marina, e ci hanno derubato dei nostri due seni più vicini alla città. Un altro giorno ci hanno detto che avevamo bisogno dell’Arsenale e poi dell’ILVA, della raffineria, della Cementir. Taranto è cresciuta, perché non eravamo noi ad aver bisogno di tutto questo, ma a quanto pare tutto il circondario e addirittura l’intera nazione. E ora eccoci qui, a leccarci le ferite ed a piangere i morti di questa “presa” da parte dello stato. Indubbiamente adesso siamo in grado di capire quanto questa sia una delle forme del male. Eppure ancora oggi c’è chi ci racconta il contrario, che questa è ancora la nostra strada e tanti dei miei concittadini sarebbero pronti a continuare così, anche di fronte all’evidenza. Certo è che questa è la mia opinione e dovrò battermi per affermarla, ma con altrettanta caparbietà mi batterò per far ascoltare le opinioni opposte alle mie. Non si può trascurare la paura di chi da un giorno all’altro potrebbe trovarsi senza un lavoro, anche se, a mio modo di vedere, siamo nati per superare le difficoltà, anche le più aspre e apparentemente impossibili: siamo molto più del lavoro che svolgiamo e solo una volta toccato il fondo si può riuscire a risalire.

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2 thoughts on “Le forme del male

  1. perdere il proprio posto di lavoro fa paura a tutti soprattutto a chi ha famiglia ma io da Tarantino ricordo con stupore tanti ragazzi della mia scuola superiore che non studiavano perche gia sapevano che dovevano entrare all Ilva e si consideravano fortunati perche avrebbero lavorato presto per potersi comprare una bella macchina.
    io ci sono stato al processo di selezione e ricordo come un incubo quelle sale dove si camminava su centimetri di polvere nera, non una industria ma un mostro che solo oggi riusciamo a definire come tale.
    cosa sarebbe successo a quei tempi 15 anni fa da oggi se tutti i nuovi dipendenti avessero detto no a Riva come ho fatto io. Rifiutare denaro e sempre dura ma e una scelta come un altra, bisogna capre cosa si vuoe essere primadi cosa si deve fare, perche qui nessuno difende la nostra salute, il nostro lavoro, la nostra cultura, resta solo una lunga strada in salita che bisogna percorrere con durezza.
    il sapore amaro del pane dei dipendenti ILVA lo stiamo assaporando slo adesso ma e tale fin dall inizio del mostro quando i baresi hanno avuto l universita e noi ci siamo accontentati della manovalanza mortale del mostro.

    • Caro damall1, la storia di Taranto è simile a tante città del Mezzogiorno che hanno subito la menzogna dell’assistenzialismo regalatoci dallo stato in risposta alla Questione Meridionale a partire dal dopoguerra ad oggi.
      Intanto, cresceva la rabbia del Settentrione nei nostri confronti e la classe politica diventava padrona del Paese.

      Il perché dell’accettazione di tali comportamenti da parte dei cittadini ha radici profonde e soprattutto nell’istituzione della moneta come unica fonte reale di sopravvivenza. Il salario, come elemento indispensabile per una vita dignitosa, è il paradigma che hanno costruito per poi legarcivi.

      Però, adesso è arrivato il momento di misurarci con una nuova dimensione di vita in cui i paradigmi da prendere in considerazione siano anche altri per non soccombere di fronte alla globalizzazione, che ha quantomeno il merito di aver svelato l’ipocrisia e l’effimeratezza di quanto ci hanno raccontato sinora.

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