Della libertà, Della Musica, Racconti

Signore e Padrone

Da bambino mia madre mi spediva presto a letto. Ma non era facile che mi arrendessi e mi addormentassi. Quasi tutte le sere, mi alzavo dal letto e attraversavo il breve corridoio che portava dalla nostra camera da letto alla cucina, saltando da un muro all’altro per non farmi scorgere. Qualche volta coinvolgevo anche mia sorella nelle mie escursioni. Posso ancora sentire l’odore dei popcorn nel tegamino, che i miei si preparavano per passare qualche meritato minuto insieme, da soli, senza di noi; mi sembra di ascoltarne ancora lo scoppiettio.

Alla fine mi facevo beccare, anche perché, in fin dei conti, era quello che volevo: interrompere quel loro momento d’intimità; quel tradimento perpetrato a mia insaputa.

 

Una sera, ricordo che mia madre stava seguendo un concerto in tv; e ricordo un cantante che “diceva le parolacce”, così lo descriveva lei, aggiungendo che comunque le piaceva. Era Pino Daniele, il nero a metà.

Il linguaggio popolare dei suoi pezzi si tingeva del colore del gergo volgare, come di lì a qualche anno avrebbero fatto i rapper americani. Pino Daniele cantava i napoletani, per mezzo di figure retoriche, di personaggi che ricordano e raccontano un popolo, che ha forti radici nel territorio, ma che non riesce a trovare il modo di appropriarsene. Fortunato l’ortolano strillone, Pulcinella triste e senza maschera, u chiatton’ che non sopporta il caldo e per questo non riesce a faticà. Tutte immagini che rappresentano anche la mia terra, Taranto, e per le quali non posso che essere grato a Pino Daniele.

 

Quello che ci raccontano i rapper è un altro mondo. Abitato da individui senza radici; ogni giorno in cerca ancora del proprio ruolo. Il linguaggio è si volgare, ma anche crudo. Il rap è ribellione, rabbia per essere costretti a vivere e combattere in una terra che non riusciranno mai a sentire propria, nella quale sono stati deportati per poi sentirsi additare come diversi.

 

Pino Daniele, invece, racconta di una Napoli ormai arresa, di una Napoli che non crede più a nulla; una Napoli offesa, vilipesa, sfruttata, abbandonata dai napoletani stessi.

Terra senza speranza, tanto da non poter trovare giustizia e uguaglianza nemmeno in cielo, dove Totò si era illuso di trovare la livella della vita.

Perché Napoli avrà sempre un padrone.

Il popolo napoletano avrà sempre un padrone.

Anche in Paradiso.

Annunci
Standard

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...