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Profugo

Che fare? E’ una domanda alla quale ancora oggi non riesco a dar risposta. Figurarsi a quindici anni. Per questo motivo non sapevo cosa scegliere per il triennio di quel maledetto istituto tecnico.

Mio padre insisteva che non potessi prendere meccanica, perché da lui, nel siderurgico, i metalmeccanici facevano il lavoro sporco, quello per cui non solo t’inzozzavi, ma rischiavi pure la pelle. Gli elettricisti, quelli si che stanno bene. Puliti, senza troppi sforzi.

Perché mio padre utilizzava come metro di giudizio quel piccolo mondo che era il suo lavoro; e ancora peggio, perché vedeva in quel mondo l’unico futuro per il suo figlio più complicato.

Comunque, un po’ per non fare ancora una volta quello che indicava mio padre, un po’ perché credevo di poter avere un futuro da ingegnere aerospaziale, scelsi proprio Meccanica alla preiscrizione.

All’iscrizione maturai l’idea che fosse il caso di dar retta a mio padre, ma ormai i giochi erano fatti, mi dissero. Chiesi di cambiare istituto; anche se questo voleva dire prendere un altro indirizzo ancora. Ma poco importava, perché non sapevo nemmeno io quel che volevo. Sapevo solo che da quella Scuola dovevo andare via per l’onta e l’offesa subita.

Il preside si affrettò a chiamare i miei genitori, perché, una volta ricevuta la mia domanda, aveva dato un’occhiata al mio curriculum scolastico, che, diciamocelo, non era proprio niente male. Aveva proposto a me e ai miei di passarmi a un corso sperimentale. Si sarebbe occupato di tutto lui. Mi avrebbe spesato tutto, incluso un corso per farmi imparare in modo accelerato l’inglese: “Il ragazzo non avrà problemi a recuperare”, pronunciò soddisfatto.

Mia madre sentenziò: “E’ lui che deve decidere!”

Avrò perso un’occasione e forse non sarà stata l’unica. Ma la rabbia è una brutta bestia: si sa. E io ne avevo in abbondanza. Non accettai la proposta e cambiai istituto.

 

Proprio in quel periodo avevo cominciato ad ascoltare gli U2. Proprio con il loro lavoro più popolare: The Joshua Tree. Da subito mi accinsi a ripescare vecchi brani dal loro passato, perché già allora gli U2 non erano più gli stessi.

La battaglia aveva lasciato spazio alla ricerca di popolarità. Non che gli amici di Dublino non avessero da subito il pallino del successo, ma qualcosa era cambiato. La rabbia, unica vera loro musa ispiratrice, e la guerra personale contro il mondo, che conduceva anche quel ragazzino cresciuto dalla copertina di Boy a quella di War, dove mostrava orgoglioso i segni delle battaglie, erano svanite.

U2_Boy

Quel ragazzo sbagliato (Bad), che aveva affrontato l’adolescenza come fosse il suo tramonto (Twilight), che non riusciva ad ascoltare più le brutalità che lo avevano lasciato attonito (Sunday Bloody Sanday) era ormai stanco di raccontare una terra difficile e controversa come l’Irlanda.

Forse serviva anche a lui un rifugio, e l’ha cercato dapprima nelle Sacre Scritture, nel tenatativo di comprendere. Ma la comprensione non appartiene all’uomo, per quanto saggio possa essere, e solo il denaro sa assopire certi dolori, anestetizzare gli animi. E gli U2, dopo The Joshua Tree non riescono più a creare nulla di nuovo. Provano, sperimentano, senza riuscire più a provocare emozioni. Il danaro continua ad arrivare, sempre più copioso e il suo effetto analgesico diventa una vera e propria assuefazione, sino a spegnere ogni fuoco.

 

Sarà per infelicità, per insoddisfazione, per un benessere economico mai raggiunto; ma io quel fuoco non l’ho ancora spento. E ancora oggi trovo rifugio nelle note di quelle ormai vecchie canzoni degli U2. Che cantano una guerra che ancora oggi mi appartiene. Che non è mai finita, anche se avrebbe dovuto.

E mi fanno sentire profugo, in fuga da quel campo di battaglia che è la mia anima.

 

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2 thoughts on “Profugo

  1. a suo tempo ho fatto lo stesso errore…non si può scegliere il futuro, soprattutto a quell’età ! fondamentalmente è solo un percorso infinito di sbagli, il frutto di di ciò che non abbiamo fatto e non di quello che abbiamo scelto

  2. Ma in tutti questi sbagli c’è ancora spazio per imboccare la giusta strada?!
    E’ un interrogativo, ma anche un’esclamazione …
    una domanda, ma anche una speranza.

    Chissà Lady Violet!

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