Dell'Amore, Della Musica, Racconti

Incanto

Con il passare degli anni, i tuoi di compleanni non hanno più valore. Le uniche spunte sul calendario riguardano le ricorrenze dei figli. Ed io di figli ne ho due, ma questo compleanno porta con se un significato più grande: non è solo l’anniversario della nascita di mio figlio, ma anche quello del giorno in cui sono diventato padre.

 

Non avevo nessuna intenzione di assumerne il ruolo. Non che mia moglie mi avesse ingannato, intendiamoci, ma mi ero lasciato in qualche modo convincere del fatto che ormai fosse giunto il tempo di tirare su una famiglia che non fosse composta solo da un lui e una lei. In realtà, saputo della gravidanza di mia moglie, non avevo accettato la sua condizione e ammetto che, talvolta, abbiamo anche intavolato discussioni a riguardo.

 

Il giorno in cui nacque cambiò tutto. La sera prima io e mia moglie avevamo consumato una pizza in auto, convinti che ci volesse ancora qualche giorno. Poi, nella notte il travaglio. Me lo ricordo ancora, sembrava di partecipare alla scena finale di una commedia inglese:

l’affannosa ricerca del medico, il costante contatto telefonico con mia cognata, io con l’orologio in mano a cronometrare le distanze tra una doglia e l’altra.

La mattina dopo la vestizione di mia moglie: il mio accompagnamento ritmato alla respirazione tra la camicia e il pantalone, tra la maglia e il cappotto; il recupero dalla strada di mia suocera che già piangeva; il percorso sino alla clinica durante il quale non sapevo se andar piano per evitare che gli urti accelerassero la situazione o dare gas per abbreviare i tempi.

 

E poi lui. Erano le 8:38, lo ricordo ancora, fui io a indicare l’ora da riportare sul registro all’ostetrica, rilevandola da un grosso e tondeggiante orologio sul muro della sala parto. E piansi, dalla gioia e dall’emozione, come non l’avevo mai fatto prima e come non l’avrei fatto più. Vissi tutto quel giorno così e capii finalmente il significato della parola gioia.

Tanta musica ha accompagnato quella stagione della mia vita ma quella cui resto legato è la meraviglia disegnata dalle Canzoni a Manovella di Capossela. Una raccolta di magie dal sapore antico. Come magica fu quella notte, in cui le mie titubanze e paure di diventare padre si trasformarono nella pura gioia di esserlo.

E’ come se, quella notte, i Pianoforti di Lubecca si fossero svegliati per davvero a cantare e danzare un dolce valzer.

E’ come se, quella notte, quel vecchio Duysen abbandonato si fosse avvicinato a me, accostando le sue gambe tornite alle mie, per bisbigliarmi: “Ed all’incanto ceda il suo cuor”.

Ed è come se, quella notte, io mi fossi lasciato andare al suo consiglio.

 

Ai miei figli

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2 thoughts on “Incanto

  1. Da donna e mamma posso dirti che è bellissimo e commovente vivere questa esperienza sconvolgente attraverso gli occhi e il cuore di un papà. Non nasce solo un bimbo, nascono un papà e una mamma, è proprio così. Complimenti per la dolcezza, la sensibilità e la sincerità con cui ci hai accompagnato per mano nei tuoi ricordi così preziosi!

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