Dell'Amore, Della Musica, Delle Donne, Racconti

La Cura

Torno da Bari, un altro giorno, un’altra volta. Questa volta non sto bene: ho dovuto cancellare un appuntamento con amici; ho dovuto trovare una scusa per lasciare una riunione; ho dovuto fermare l’auto e riposare per raccogliere un po’ di forze prima di poter proseguire.

Mi trovo spesso a percorrere questo tragitto, oggi per lavoro, ieri per studio. La mia vita è legata indissolubilmente a questa strada.

 

Tante volte con Pino avevamo atteso la corriera per tornare a casa insieme dopo aver seguito le lezioni. Talvolta la prendevamo direttamente all’uscita dal Campus, altre volte, quando rimaneva un po’ di tempo per passare dal centro, ci recavamo direttamente al capolinea.

Corriera. Un termine un po’ desueto, ma proprio poiché tale, risulta essere efficace metafora del nostro stato di studenti pendolari di Ingegneria.

Con Pino, oltre che passarci l’un l’altro gli aneddoti sulle lezioni e i professori, si parlava di musica. Non eravamo soli, ma facevamo parte di un gruppo di ragazzi che condivideva quella strada per andare a seguire le lezioni. Di tanto in tanto si conosceva qualche ragazza con cui intrattenersi durante il viaggio e, talvolta, anche oltre.

Un giorno, al capolinea, fu lo stesso Pino, che vedendo il mio sguardo frugare in quello di una ragazza, mi esortò ad avvicinarla. Non me lo feci ripetere su due volte. Invitai tutti gli altri a lasciar liberi i posti dietro al suo, di modo da avere il campo libero e così fu fatto. Cominciai da subito a far lo stupido e sfoderare tutto il mio repertorio. Sembrava non esserci verso, anche se qualche sorriso rapito lasciava intuire qualcosa, sino a che lei non estrasse dalla borsa la sua carta d’identità e me la consegnò.

 

Quanta audacia pensai.

Tanto da far si che non rimanesse solo un incontro.

Tanto da far si che non rimanesse solo una storia.

Tanto da far si che non rimanesse solo un amore.

Tanto da divenire mia moglie.

Tanto da divenire la madre dei miei figli.

Tanto da resistere ancora accanto a me nonostante tutto.

E nonostante me.

Nonostante, anche lei ormai vacilli.

Sono quasi a casa. Scorrono le note dei Cure e la voce di Robert Smith, che una volta tanto si mostra gioiosa:

Non m’interessa se Lunedì è triste

Martedì è grigio e Mercoledì pure

Giovedì, non m’interessi

È di Venerdì che sono innamorato

Sono arrivato, ma continuo a star male e lei a casa non è ancora tornata.

Mi lascio andare, sfinito, sul letto: prima o poi mi riprenderò, penso.

E poi, domani è venerdì.

 

Ad Angela.

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