Dell'Amore, Della Crisi, Della Musica, Racconti

Fratello di Sogno

Click di qui. Click di lì. Cerca. Mha, nulla.

Facciamoci ispirare da Spotify: clicco su Naviga. Mood. E poi … scelgo … vediamo … un thè e un libro … vai!

“Mmmmhhh, carina questa”.

Carinaaa! Ma a chi la voglio dare a bere? In verità non c’è nulla che mi riesca davvero a prendere. E’ colpa di questa patetica epoca, in cui nessuno riesce a comporre qualcosa che mi colpisca per davvero, o forse è colpa della mia età, per cui, come tutti i quarantenni, non riesco a sintonizzarmi con il mondo che mi cirdonda?

Non lo so, ma l’ultima volta che qualcosa mi abbia veramente colpito risale ormai a quasi vent’anni or sono, a quella volta che mi fecero conoscere Jeff …

 

Ventinove maggio Millenovecentonovantasette. Taranto. Quartiere Paolo Sesto. Sede della SSI (Software Space italia). Una stanza al secondo piano – stanze talmente piccole che gli abitanti di quegli uffici le amavano chiamare loculi – arredata da due altrettanto piccole scrivanie poste una di fronte all’altra, sulle quali troneggiavano due grossi monitor per workstation:

<<Ferdinando, hai visto? E’ morto Jeff Buckley. Chi è? Ma tu lo conoscevi?>>.

<<Si ho un suo CD>>. Ferdinando aveva quasi tutto. Lui, Franco e Giancarlo insieme facevano concorrenza alla Ricordi di Bari.

<<MMMhhh. E com’è?>>.

<<Mha, Guarda … Uno Cattolico>>.

<< Se vuoi te lo faccio ascoltare!>> Esordì.

<<OK!>> Non me lo lasciai ripetere due volte.

 

La prima volta lo sentii ovunque: dalle orecchie alla testa; sulla pelle, scorrere su tutto il corpo sino alla punta dei piedi. Non avevo ascoltato mai nulla di simile.

Sì, lo so, non è normale, ma l’effetto della musica, talvolta per me, è come quello di uno stupefacente.

Semplice, rigoroso, melodico, cantautorale, rock, simbolico, epocale: una pietra miliare. Grace è Jeff Bucley e Jeff Buckley è Grace.

Ma è un’opera contraddittoria. Tenera e cinica. Forte e dolce. Jeff Buckley era mosso da sentimenti forti e antitetici: l’amore per il padre contrapposto al rifiuto della sua assenza, talmente forte da fargli lasciare il suo nome sino alla morte di Tim; la voglia di fare contrapposta alla ricerca della perfezione che non gli ha consentito di produrre più di un album.

Ma cosa è l’arte se non un ossimoro sulla vita? Uno strappo d’amore dal pragmatismo a cui essa stessa ci obbliga?

Di questo si tratta. Di uno strappo d’amore. Come quello che chiede al suo amico – di fantasia o reale poco importa – nell’ultima traccia dell’opera (Dream Brother).

Al quale chiede di esserci per i suoi figli.

Al quale chiede di far sentir loro la sua presenza.

Che chiama fratello di sogno.

Un sogno perduto.

Un sogno d’amore.

Mai ricevuto.

 

A Jeff

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