Del Lavoro, Della libertà, Della Musica

La dittatura del potere

Non cambierà mai.

Non potrà mai cambiare.

Cambieranno i politici, cambieranno i capi, cambieranno i governi, cambieranno le epoche.

Non cambierà mai l’atteggiamento dell’uomo al potere.

Non cambierebbe nulla neanche se al potere, un domani, ci ritrovassimo altri animali che non fossero uomini, come già negli anni ’40 ipotizzava George Orwell con la sua Fattoria degli Animali.

Abbiamo esempi di rivoluzionari divenuti poi dittatori.

Abbiamo chiamato democrazie ciò che, in realtà, è pur sempre dittatura.

E allora non c’è speranza?

E allora non potrà mai esserci giustizia per il popolo?

Non lo so. Credo, però, che solo la cultura, l’istruzione, la lettura e la conoscenza potranno darci consapevolezza di quello che ci accade attorno.

Per capirlo dapprima;

e poi …  un domani … forse … lontano chissà quanto … qualcuno potrà porre fine alla dittatura del potere.

WON’T GET FOOLED AGAIN

We’ll be fighting in the streets
With our children at our feet
And the morals that they worship will be gone
And the men who spurred us on
Sit in judgement of all wrong
They decide and the shotgun sings the song

I’ll tip my hat to the new constitution
Take a bow for the new revolution
Smile and grin at the change all around me
Pick up my guitar and play
Just like yesterday
Then I’ll get on my knees and pray
We don’t get fooled again

The change, it had to come
We knew it all along
We were liberated from the foe, that’s all
And the world looks just the same
And history ain’t changed
‘Cause the banners, they all flown in the last war

I’ll tip my hat to the new constitution
Take a bow for the new revolution
Smile and grin at the change all around me
Pick up my guitar and play
Just like yesterday
Then I’ll get on my knees and pray
We don’t get fooled again
No, no!

I’ll move myself and my family aside
If we happen to be left half alive
I’ll get all my papers and smile at the sky
For I know that the hypnotized never lie

Do ya?

YAAAAAAAAAAAAAAAAAH!

There’s nothing in the street
Looks any different to me
And the slogans are replaced, by-the-bye
And the parting on the left
Is now the parting on the right
And the beards have all grown longer overnight

I’ll tip my hat to the new constitution
Take a bow for the new revolution
Smile and grin at the change all around me
Pick up my guitar and play
Just like yesterday
Then I’ll get on my knees and pray
We don’t get fooled again
Don’t get fooled again
No, no!

YAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAH!

Meet the new boss
Same as the old boss

NON CI FAREMO FREGARE DI NUOVO

Combatteremo nelle strade
con i figli ai nostri piedi
e le morali che loro adorano saranno spazzate via
E gli uomini che ci hanno incoraggiato
Siedono a giudicare tutti i torti
Decidono e il fucile da caccia canta la canzone

Mi toglierò il cappello per salutare la nuova costituzione
farò un inchino per la nuova rivoluzione
Sorrido approvando il cambiamento tutto intorno a me
Prendo la chitarra e suono
proprio come ieri
poi mi inginocchio e prego
che non ci faremo fregare un’altra volta

Il cambiamento doveva arrivare
Lo avevamo sempre saputo
Siamo stati liberati dal nemico, ecco tutto
E il mondo sembra proprio uguale
E la storia non è cambiata
perché le bandiere, sono sventolate tutte nell’ultima guerra

Mi toglierò il cappello per salutare la nuova costituzione
farò un inchino per la nuova rivoluzione
Sorrido approvando il cambiamento tutto intorno a me
Prendo la chitarra e suono
proprio come ieri
poi mi inginocchio e prego
che non ci faremo fregare un’altra volta
No, no

Mi ritirerò da parte con la mia famiglia
se per caso saremo ancora mezzi vivi
Prenderò tutte le mie carte e sorriderò al cielo
Perché so che gli ipnotizzati non mentono mai

E voi?

YAAAAAAAAAAAAAAAAAH!

Non c’è niente nelle strade
che mi sembri diverso
E gli slogan sono sostituiti, per inciso
e la fazione di sinistra
è adesso la fazione di destra
E le barbe sono tutte cresciute nella notte

Mi toglierò il cappello per salutare la nuova costituzione
farò un inchino per la nuova rivoluzione
Sorrido approvando il cambiamento tutto intorno a me
Prendo la chitarra e suono
proprio come ieri
poi mi inginocchio e prego
che non ci faremo fregare un’altra volta
No, no

YAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAH!

Incontra il nuovo capo,
uguale a quello vecchio

Testi e traduzioni tratte da Anti War Songs.

 

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Della libertà, Pensieri, Uncategorized

L’esempio

“L’importante non è stabilire se uno ha paura o meno.

E’ saper convivere con la propria paura.

Non farsi condizionare dalla stessa.

Ecco, il coraggio è questo, altrimenti non è più coraggio: è incoscienza!”

Giovanni Falcone

Dopo la strage di Capaci e quella di via D’Amelio la nostra Italia è cambiata.

Ci hanno anestetizzato,  annichilito, ammutoliti. Hanno cambiato i nostri pensieri, gli argomenti delle nostre discussioni.

Hanno avuto tutti troppa paura. E la politica di oggi, vuota di personaggi veri, ne è la più evidente risposta.

Spero che arrivi ancora un segnale che non sia tutto perduto.

Giovanni Falcone non si sentiva un eroe.

Non era un eroe.

Nè tantomeno sarebbe dovuto diventarlo.

Perché l’eroe fa cose speciali, che solo lui sa fare e non deve essere imitato, ma seguito.

Falcone, invece, era un esempio. Perché l’esempio deve essere ripetuto, ribadito, imitato, seguito e trasmesso.

Non ricordatene l’eroismo, ma seguitene le orme.

 

A Giovanni Falcone

“Il vigliacco muore più volte al giorno. Il coraggioso una volta sola.” (Giovanni Falcone)

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Consapevolezza

Di solito la domenica sera amo restare solo a seguire trasmissioni sportive, guardando e riguardando gli episodi della giornata calcistica. Sia ben inteso, non sono un calciofilo vero e proprio, ma quello della domenica sera è un rito che non ho mai abbandonato.

Ieri sera, invece, ho atteso le 23 per conoscere il risultato del referendum: nonostante fosse già matura la consapevolezza che non avremmo raggiunto il quorum, volevo sapere in quanti avessero votato.

Oggi per me e la mia famiglia è stata una giornata dedicata al mare; prima a votare e poi in spiaggia a prendere il sole e lasciarsi entrare lo iodio per aiutare la pulizia dal corpo dell’aria viziata del chiuso dell’inverno.

Ieri sera però ci son rimasto male. Per quello che ho sentito in televisione, per il commento del nostro premier, perché in fin dei conti ci speravo che ce l’avremmo fatta.

Forse è vero, non avrebbe cambiato nulla nella sostanza – i politici hanno una capacità di dominare le situazioni che non è certo un quesito di un referendum a creargli problemi – ma la partecipazione credo sia il termometro della democrazia.

Prima è rabbia, non posso nasconderlo. Rabbia per il meccanismo perverso che consente questa vigliaccheria nei confronti di chi vuole esprimersi nell’unico momento in cui la democrazia ti consente di farlo.

Rabbia perché l’hanno avuta vinta sempre loro: quelli che pensano che non si possa cambiare nulla.

Rabbia per chi ti ha snobbato.

Per tutti quelli che ti hanno risposto male, per chi ti ha guardato con pressappochismo.

Weary inside, now our heart’s lost forever, 
Can’t replace the fear, or the thrill of the chase, 
Each ritual showed up the door for our wanderings, 
Open then shut, then slammed in our face. 

Where have they been? 

Where have they been?

(Stanchi dentro, adesso i nostri cuori sono persi per sempre
Non possiamo rimpiazzare la paura, o il brivido dell’’inseguimento
Ogni rituale ha svelato la porta per i nostri vaneggiamenti
Apriamo poi chiudiamo, e poi ci ritroviamo la porta sbattuta in faccia.

Dove sono stati?

Dove sono stati?)

Dopo è consapevolezza: non è tutto sbagliato, occorre solo comprendere le diffidenze, le paure, la sconfitta degli altri. E proprio per questo perseverare e non lasciare ai tuoi veri nemici in bottino la tua resa.

E cercare di portare dalla tua parte chi ti sembra nemico solo perché reagisce diversamente alla stessa offesa.

A Ian Curtis

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Bellezza

Di ritorno dal viaggio e sistemato rapidamente l’essenziale dei bagagli, sono riuscito a liberarmi dopo le 19:00. Avevo fretta, si. Avevo fretta di andarmi a prendere quel po’ di luce prima che il tramonto se la portasse via.

Era la prima volta che mi rendevo conto davvero che fosse cambiato l’orario, lasciando più spazio al chiaro che allo scuro e non ho voluto mancare di approfittarne.

Mette gioia la primavera: è forte il sentire di una nuova vita, la sensazione di novità, di buone nuove. E l’allungarsi delle giornate è essenziale in tal senso: sembra quasi che il mondo voglia venir fuori dalle tenebre, perché si vede più bello e voglia mettersi in mostra.

Una sensazione di ebrezza ci assale, una gioia, l’eccitazione per l’attesa di qualcosa che ancora non conosciamo. Sembra quasi che i polmoni siano più capienti e che si riesca a far entrare una quantità maggiore di aria.

 

La strada è la stessa che percorro d’inverno: lo stesso asfalto, la stessa terra, gli stessi muri delle stesse ville. Anche le persone che incrocio sono le stesse, ma mi appaiono diverse e forse anche loro vedono in me qualcosa di nuovo: quanto dipendiamo dall’ambiente circostante!

E lo chiamano condizionamento ambientale, per farla sembrare una nostra debolezza. Come se l’ambiente circostante non fosse esso stesso motivo di vita. Provate a vivere senza ossigeno, senza luce, senza lo stimolo di incontrare la bellezza dell’altra vita, di qualunque forma essa sia. Provate a vivere e lavorare in un ambiante sporco, spoglio e abbandonato.

Certo, occorre farsi forza e sopravvivere comunque anche nei momenti e negli spazi più ostici.

Ma quale scopo ha la sopravvivenza se non quello di poter, prima o poi, ritrovare gioia e passione?

Di poter superare quel momento e sostituire la tristezza con emozioni amiche?

Di poter vivere … un’altra primavera?

Di poter ritrovar bellezza.

Non lasciamocela rubare.

 

A Peppino Impastato

 

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Ossimoro

13:30. E’ ora. Scappo a prendere il piccolo da scuola.

All’uscita, però, non ho intenzione di tornare subito a casa: la giornata è bella; è quasi primavera.

Chiedo a mio figlio: << Ti va di vedere il mare?>>

Lui: <<Va bene!>>, accompagnando la risposta con una simpatica smorfia del suo musetto.

Tanto non è lontano da qui, davvero un minuto di auto.

Percorro la litoranea e svolto per la prima via praticabile che scenda al mare.

E’ lievemente mosso, giusto quel movimento che consenta di impregnare meglio l’aria di salsedine e  di diffondere il suono delle onde.

Chiudiamo gli occhi per un attimo. Poi, un brevissimo giro a piedi sugli scogli per rientrare subito in auto.

Ci è bastato così! Dieci minuti insieme senza la corsa del lavoro, dei compiti e della preparazione del pranzo. Qualche minuto speso a non dover pensare a nulla che non fossimo solo noi due.

Possiamo tornare a casa.

Sulla strada i Led Zeppelin, la sua scelta musicale: la chitarra di Jimmy Page e la voce di Robert Plant a riempire la macchina di note e suoni, che fanno da contraltare alla pace di qualche istante fa.

Ma la vita è così: rapidamente mutevole.

E i miei figli me lo ricordano ogni giorno.

Con la naturalezza che solo a loro appartiene.

E adesso, si ricomincia.

 

 

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Della Musica, Pensieri

L’immortalità e la perfezione

David Bowie è morto e Lazarus riecheggia ancora nelle mie orecchie e le immagini del suo video sono ancora nei miei occhi; continuo a leggerne e interpretarne il significato, il messaggio.

Superato lo sconforto, non chiedetemi perché, i miei pensieri si rivolgono a Jeff Buckley.

E poi …

La TIM decide, inspiegabilmente, di utilizzare Last Goodbye nei suoi spot.

Con sorpresa, ricevo da Grazia due link a registrazioni di puntate di una trasmissione radiofonica di Lucarelli: una sul Duca Bianco e una su Jeff Buckley.

Claudio mi ricorda Jeff taggandomi su FaceBook.

 

David e Jeff.

 

Due esempi, ma opposti: il perfezionismo di Buckley e l’immortalità di David Bowie.

Due esempi, ma opposti: Jeff muore, annegando in modo irresponsabile e imprevedibile, lasciando incompleto il suo secondo lavoro e David muore programmando tutto, qualcuno addirittura dice in modo pilotato, facendo della sua stessa morte un’opera d’arte.

Due esempi, ma opposti : Jeff, che come i grandi artisti, è in grado di arricchire solo i suoi posteri con le centinaia di bootleg e pubblicazioni postume, a cui non ha mai avuto il coraggio di dar seguito in vita; David, l’opera d’arte vivente, dalle mille installazioni senza pudore e vergogna, che hanno caratterizzato sei decadi e che gli hanno prodotto un patrimonio per il quale si è dimostrato un incredibile amministratore.

Due esempi, ma opposti: Jeff scrive e interpreta inconsapevolmente il suo commiato dal pubblico, Last Goodbye

e David pianifica testo, immagini e data di uscita di Lazarus.

 

La grandezza di Bowie, che tutto ha potuto oscurare il giorno della sua morte, non ha potuto coprire la luce e la passione che il tormentato Jeff ha lasciato nel mio cuore e, a quanto pare, nel cuore di tanti.

Chi scegliere non saprei; e credo che una scelta non sia possibile: posso solo dichiararmi felice di aver condiviso un’epoca accompagnata dalle trasformazioni di David e di aver avuto modo di rimanere folgorato dalla struggente ed effimera bellezza di Jeff.

A David e Jeff

 

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